I segreti del tempo

All’alba, quando Kyoto trattiene ancora il respiro della notte, la via di Sannenzaka emerge lentamente da una foschia lattiginosa, come se fosse dipinta a inchiostro su carta di riso. Le pietre della scalinata, consumate da secoli di passi, sono umide di rugiada e riflettono una luce tenue color perla. Camminandoci sopra si ha la sensazione di entrare in un tempo sospeso, dove ogni suono, il fruscio di un kimono lontano, il richiamo di un corvo, il legno che scricchiola sembra provenire da un’altra epoca.

Davanti a noi, ancora in controluce, si staglia la silhouette della pagoda di Hōkan-ji Temple, nota come Yasaka no Tō. I suoi cinque piani si sovrappongono come una preghiera verticale, scura contro il cielo che comincia a sfumare dal blu profondo al rosa pallido. La pagoda, secondo la tradizione, fu eretta nel VI secolo per placare gli spiriti e proteggere la città: un ago sacro conficcato tra terra e cielo per tenere insieme il mondo visibile e quello invisibile. Più volte distrutta da incendi e guerre, è sempre risorta come se la memoria del luogo non potesse accettarne la scomparsa.

Le case di legno lungo la salita, con le loro facciate di lattice scuro e le lanterne ancora spente, sembrano spettatori silenziosi. Alcune botteghe stanno appena sollevando le serrande, liberando nell’aria l’aroma dolce del tè tostato e quello caldo dei dolci di riso. L’alba filtra tra i tetti curvi, accarezzando le tegole e accendendo improvvisamente dettagli che prima erano ombre: una grondaia di bambù, un vaso di ceramica, un ramo di pruno già in fiore.

Camminando verso la pagoda, la prospettiva cambia a ogni gradino, prima appariva lontana e intangibile, ora incombe come una presenza antica che osserva chi passa. È impossibile non sentirsi piccoli, come pellegrini in un dipinto antico. La luce cresce lentamente e con essa la sensazione che la città moderna, appena oltre le colline, sia solo un sogno da cui Kyoto sta ancora decidendo se svegliarsi.

Quando il sole finalmente supera l’orizzonte, un raggio colpisce la cima della pagoda e la trasforma in oro vivo per un istante. In quel momento Sannenzaka non è più soltanto una strada, ma un ponte tra secoli: un luogo dove il passo di chi cammina oggi si sovrappone a quello di monaci, mercanti e viaggiatori di mille anni fa.

E mentre continuiamo a salire, con il fiato leggermente sospeso per la bellezza e per la pendenza, sembra quasi di violare un segreto, quello di una città che all’alba si mostra solo a chi ha la pazienza di arrivare prima del giorno.

Scatto singolo, iso 100, f11, tempo di scatto 1/25".