

Il custode del lago
Il vecchio ceppo di cedro riposava nell'acqua trasparente come un antico guardiano emerso dai segreti del lago. L'alba nuvolosa tingeva il cielo del Mount Robson National Park di tonalità grigie e perlacee, spegnendo i riflessi dorati che di solito accendevano le vette al mattino, ma regalando alla valle un'atmosfera sospesa, quasi sacra.
Il silenzio era assoluto. Il lago appariva immobile, una distesa di giada e cristallo così calma da sembrare finta. Sulla sua superficie non c'era una sola increspatura: lo specchio d'acqua rifletteva fedelmente i versanti scoscesi ricoperti di abeti e le pareti rocciose che stringevano la vallata in un abbraccio millenario.
In fondo all'orizzonte, lo sguardo si perdeva verso le imponenti cime della Columbia Britannica. Lassù, dove l'aria farsi rarefatta, i ghiacciai in lontananza brillavano di una luce pallida e fredda, parzialmente avvolti dalle nubi basse. Quel ghiaccio perenne, che alimentava il lago con le sue acque purissime, sembrava unire il mondo terreno a quello delle nuvole.
Il ceppo levigato dal tempo, testimone di stagioni passate e di tempeste dimenticate, rimaneva lì, bagnato dalla quiete dell'alba, a ricordare a chiunque osservasse che in quel remoto angolo di mondo la natura continuava a seguire il suo ritmo lento, immutabile e solenne.
parametri di scatto: iso 100, f11, esposizione 10''.




