Un tempo baluardo a difesa del confine italiano, le torri dello Chaberton si ergono oggi come guardiane silenziose rivolte all' Universo. Lontano dall'eco assordante dei bombardamenti di quel tragico 21 giugno 1940, il "Forte delle Nuvole" è ora avvolto solo dal silenzio della notte e dalla luce delle stelle.

Nel primo piano le torri hanno una presenza quasi fisica: sono massicce, irregolari, consumate dal tempo. La superficie delle pietre è leggibile nei dettagli e la luce radente mette in evidenza crepe e stratificazioni.

Particolarmente suggestive sono le porte e finestre nere, prive di qualsiasi segno di vita. Il nero degli interni crea delle cavità visive che contrastano con la luminosità del cielo. Non sappiamo cosa ci sia oltre quelle aperture, e proprio questa impossibilità di vedere contribuisce al senso di mistero.

È però il cielo a costituire il vero protagonista della fotografia. La Via Lattea attraversa la composizione, formando una gigantesca fascia luminosa. Le zone più dense e scure della galassia sembrano quasi pennellate di materia, mentre le regioni più luminose assumono l'aspetto di una nube cosmica. Il numero impressionante di stelle produce un effetto di profondità vertiginosa. Non abbiamo più la sensazione di guardare semplicemente un paesaggio notturno, sembra di osservare uno spazio senza confini.

La fotografia non racconta soltanto un rudere sotto le stelle. Racconta il rapporto tra tempo umano e tempo cosmico. Le rovine ricordano che l'uomo costruisce, abita e poi scompare; le stelle, al contrario, sembrano suggerire una dimensione temporale immensamente più lunga. Da questo nasce una sensazione di fragilità dell' esistenza umana di fronte al tempo. Le torri sono ciò che resta di una storia; la Via Lattea è ciò che continua a esistere al di là di quella storia. L'uomo ha lasciato una traccia nella pietra, ma sopra quella traccia si apre un universo apparentemente infinito.

parametri di scatto: terreno, iso 800, f11, 1.30'. Cielo, stacking di 20 scatti da 3', iso 3200, f2.8.

Sentinelle dell' infinito