Matteo Barbicinti

La fotografia attraverso i miei occhi

L' inzio di un avventura

La mia passione per la fotografia è nata nell’estate del 2019, quasi per caso. All’epoca lavoravo come cuoco in un ristorante e passavo gran parte delle mie giornate in cucina. Durante le pause sentivo il bisogno di qualcosa che mi permettesse di staccare dal ritmo intenso del lavoro.

Con un collega iniziammo a fotografare i piatti del menu per un possibile sito internet. Per farlo comprai la mia prima fotocamera, una Canon EOS 550D con un Sigma 18-50mm f/2.8. All’inizio era solo un esperimento, ma presto quel passatempo iniziò a diventare qualcosa di più.

Cominciai a studiare fotografia, a sperimentare con luce, colori e composizione, e comprai il mio primo libro sull’argomento. Nei giorni di riposo prendevo lo zaino, un panino e la fotocamera e mi perdevo nelle valli vicino casa. Il silenzio dei boschi e delle montagne era l’opposto del rumore e dello stress della cucina, e lì ho scoperto quanto la fotografia di paesaggio riuscisse a farmi sentire libero.

Con il tempo capii che quella passione poteva diventare qualcosa di più serio. Decisi quindi di formarmi e mi iscrissi all’Accademia di Fotografia. Parallelamente partecipai a diversi workshop di fotografia di paesaggio e fotografia notturna, due stili che ancora oggi rappresentano il cuore del mio lavoro.

La mia attrezzatura

CORPO MACCHINA

Canon eos 6d mark 2

OBIETTIVI

Canon ef 24-70mm f2.8

ef 16-35mm f4

ef 70-200mm f4

Samyang 14mm f2.8

FILTRI

Filtri a lastra Nisi CPL, ND true color

Filtri a lastra GND4 Benro

TREPPIEDE

Manfrotto befree GT XPRO carbon

Manfrotto befree advance 3way alluminium

ASTROINSEGUITORE

Omegon minitrack lx4

MONITOR

Benq SW240

ZAINO ESCURSIONI

Ferrino transalp 75

I luoghi che mi hanno ispirato

Nel tempo ho iniziato a sviluppare la mia visione attraverso i luoghi che più mi hanno ispirato. Gli Stati Uniti mi hanno insegnato l’immensità del paesaggio, l’Islanda la forza della natura primordiale, mentre il Giappone mi ha fatto scoprire l’equilibrio e il minimalismo.

Allo stesso tempo, i luoghi più vicini a me – il Piemonte e la Valle d'Aosta – sono stati il mio vero laboratorio fotografico, tra nebbie autunnali, colline, laghi alpini e montagne.

Col tempo ho capito che il mio stile nasce proprio dall’incontro di questi mondi: spazi ampi ma composti, luce naturale ma studiata, atmosfere silenziose con un accenno di drammaticità. Non volevo solo mostrare un luogo. Volevo trasmettere la sensazione di trovarsi lì, in quel preciso istante.

Il significato di una fotografia

L’obiettivo più grande per un fotografo, credo, sia riuscire a suscitare dei sentimenti in chi osserva le sue opere. Non si tratta solo di immortalare un luogo in un preciso momento, ma di trasmettere qualcosa che vada oltre l’immagine stessa.

Questo vale soprattutto per la fotografia paesaggistica, uno stile che spesso viene considerato impersonale. Molti pensano che fotografare la natura significhi semplicemente mostrare un luogo bello, dando quasi per scontato che viviamo su un pianeta straordinario, dove ogni paesaggio potrebbe essere già di per sé un’opera d’arte.

In realtà, un luogo può essere molto più di questo. Può essere vivo, intenso, capace di evocare emozioni profonde. I colori, i contrasti, le luci e gli elementi della natura parlano a ciascuno di noi in modo diverso. Possono far emergere ricordi, sensazioni, momenti vissuti o semplicemente far nascere nuove emozioni.

Per questo considero il paesaggio un vero e proprio teatro emotivo. Non è solo ciò che vediamo davanti a noi, ma ciò che quel luogo riesce a far nascere dentro chi lo osserva.

Ed è proprio questo ciò che mi appassiona di più nella fotografia paesaggistica: trasformare un’immagine in qualcosa che vada oltre la semplice rappresentazione. Un’immagine che riesca a trasmettere emozioni, a fermare un momento e, magari, a rievocare ricordi in chi la guarda.